Politics

 

Regno dis-Unito? La scelta della Scozia

18 Set, 2014

Regno dis-Unito? La scelta della Scozia

18 Set, 2014

Pasquale Merella, FRM

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Davvero una vicenda interessante, per alcuni versi sembra di rivivere un ritorno al Medioevo. La chiara sensazione è però quella che stiamo vivendo un momento storico. Il referendum per l’indipendenza della Scozia apre numerosi interrogativi e punti da chiarire. Domani gli occhi di tutta l’Europa saranno puntati sul voto referendario e sull’esito che questo avrà sulla dimensione economica oltre quella più squisitamente politica. Dal punto di vista geo-politico l’iniziativa della Scozia – soprattutto se l’esito verterà nella scelta indipendentista – apre, o meglio spiana, la strada a tutte quelle forze e movimenti che radicati nei propri territori vivono una realtà molto diversa rispetto alla classe dirigente Europea che parla continuamente di allargamento, rivendicando invece la propria “nazionalità”. Gli esempi che possiamo fare sono numerosi, si pensi a regioni come la Sardegna, il Veneto la Val d’Aosta per fare esempi nostrani, ma anche i Paesi Baschi, la Catalogna o la Baviera. Movimenti inermi pronti a scoppiare e la scintilla può essere proprio l’esito del referendum di domani. Ma la Scozia dunque? Possiamo affermare con un certo grado di sicurezza che il motivo “nazionalista” è senza dubbio presente, si aggiunge però anche una motivazione di tipo “edònico” in senso economico che tipicamente nasce in una regione ricca (ad esempio per la presenza di materie prime) che si trova a condividere il proprio prodotto con il resto delle regioni ad opera dallo Stato centrale. Il reddito netto annuo della Scozia è pari a 19.287 euro leggermente inferiore a quello del Regno Unito pari a 19.770 euro. Se si considerano anche le entrate derivanti dal petrolio, il calcolo del PIL pro-capite si alza notevolmente rispetto alla media del Regno Unito. Non è chiaro effettivamente quanto petrolio sia rimasto nel mare del Nord, la BBC diffonde una statistica secondo cui la forchetta – a mio avviso abbastanza ampia – si valuta con un minino di 150 miliardi di euro (come dichiarato dall’Ufficio Statistico Nazionale) ad un massimo di 1.8 trilioni di euro (secondo il bollettino analitico del Governo Scozzese, marzo 2013). Si tenga presente che le entrate derivanti dal petrolio per il Regno Unito per il biennio 2011-2012 sono state valutate 33,93 miliardi di euro. Sul fronte fiscale, senza considerare il gettito derivante dal petrolio e gas, la Scozia contribuisce per circa 8,2% al gettito fiscale del Regno Unito, cifra che corrisponde anche alla percentuale di popolazione scozzese sull’Isola. Considerando la produzione di materie prime energetiche il contributo scozzese sale a quasi il 10% del gettito fiscale complessivo. Per completare questo quadro si pensi che il tasso di disoccupazione della Scozia è leggermente inferiore a quello nazionale. Fino ad oggi i sondaggi rappresentano una situazione di parità per la quale gli “indecisi” saranno chiamati a svolgere il ruolo dell’elettore “mediano” decidendo la direzione dell’ago della bilancia. La posizione della Corona e del Primo Ministro sono molto chiare, se ci sarà un “distacco” questo sarà per sempre, senza possibilità di perdono. L’aspetto economico qui si lega fortemente a quello politico. La Scozia indipendente non potrà più usare la sterlina e sarà necessaria l’istituzione di una nuova Banca Centrale Scozzese. Gli interrogativi che sorgono sono numerosi, quale sarà la scelta di politica monetaria della nuova Scozia? Un cambio ancorato alla sterlina? Continuare con l’utilizzo delle sterline? Entrare nell’Euro? L’incertezza sul futuro monetario della Scozia sembra non preoccupare molto i leader del fronte indipendentista scozzese che hanno dichiarato che continueranno a detenere la sterlina come se fossero in una unione monetaria. Il fronte partito nazionalista scozzese SNP non sembra dare molto peso a questo elemento, immaginandosi una soluzione simile all’area Euro. Peccato che tralascino un piccolo particolare, la Banca Centrale d’Inghilterra non dovrà più pensare all’economia scozzese ed applicherà una politica monetaria, fissando i tassi d’interesse indipendentemente dai tempi di crisi della Scozia. Gli indipendentisti scozzesi hanno in mente la problematica legata al rischio del tasso di cambio interno se la Scozia dovesse adottare una nuova moneta, questo perché avrebbe effetti diretti nel commercio all’interno del Regno Unito e con il resto dell’Europa. Ma così facendo si ignorano diversi aspetti, ad esempio che la mancanza di una politica monetaria della Scozia, in tempi di difficoltà economica o di crisi, mancherebbe un’importante sponda per il settore finanziario che in Scozia pesa circa il 12,5% del proprio PIL. Gli operatori finanziari, banche ed assicurazioni, vedrebbero un aumento del rischio dei propri investimenti in Scozia ed il costo di prendere a prestito potrebbe salire. Avendo un sistema perfettamente flessibile, molte imprese potrebbero decidere di spostare la propria presenza nella piazza più sicura: Londra, causando così un aggravio ulteriore della situazione scozzese. Di tutto questo quadro però rimane l’aspetto divertente di vedere come molti personaggi famosi si siano schierati a favore di un fronte piuttosto che l’altro, così come il noto personaggio dei Simpson!